Nuova definizione di Dolore

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Dolore: modificata la definizione dopo 41 anni

Chiunque si sia occupato o si occupi di dolore conosce la definizione della IASP (International Association for the Study of Pain) del 1979 che definisce il dolore come: un’esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole, associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta in rapporto a tale danno.

Nel 2018, la IASP ha dato mandato ad una Task Force di procedere alla revisione di questa definizione ormai universalmente accettata ed utilizzata, allo scopo di introdurre delle variazioni che descrivano in modo ancora più accurato quella che è l’esperienza del dolore.

definizione di dolore

La definizione del dolore come “esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata o simile a quella associata a un danno tissutale reale o potenziale” viene implementata dall’aggiunta di sei note integrative e dall’etimologia della parola dolore, utili per un migliore inquadramento:

  • Il dolore è sempre un’esperienza personale influenzata a vari livelli da fattori biologici, psicologici e sociali.
  • Il dolore e la nocicezione sono fenomeni diversi. Il dolore non può essere dedotto solo dall’attività neurosensoriale.
  • Le persone apprendono il concetto di dolore attraverso le loro esperienze di vita.
  • Il racconto di un’esperienza come dolorosa dovrebbe essere rispettato.
  • Sebbene il dolore di solito abbia un ruolo adattativo, può avere effetti negativi sulla funzionalità e il benessere sociale e psicologico.
  • La descrizione verbale è solo uno dei numerosi modi per esprimere il dolore; l’incapacità di comunicare non nega la possibilità che un essere umano o un animale provi dolore.

    Etimologia di “pain”: Middle English, dal latino poena (pena, punizione), a sua volta dal ποινή greco (pagamento, penalità, ricompensa).

Come spiega Jeffrey Mogil, Alan Edwards Center for Research on Pain, McGill University, Montréal «Un cambiamento importante, rispetto alla definizione del 1979, consiste nel sostituire la terminologia che si basava sulla capacità di una persona di descrivere l’esperienza per qualificarla come dolore. Ci si è resi conto di come questa formulazione escludesse neonati, anziani e altri – persino gli animali – che non sono in grado di esprimere verbalmente il loro dolore».
«I sei punti che compongono le Note sottolineano le tre dimensioni interconnesse dell’esperienza del dolore: biologica, psicologica, e sociale e la natura personale appresa di quell’esperienza» – sottolinea Milton Cohen, St. Vincent’s Clinical School, UNSW Medicine, Sydney. «Evidenziano come il dolore può avere effetti negativi sulla funzionalità e sul benessere sociale e psicologico. Un risultato delle Note inserite può essere che il modo standard in cui una persona descrive il dolore – usando una scala da 0 a 10 – può essere aggiornato, includendo anche la domanda se il dolore interferisce con il lavoro, con il mantenimento di relazioni sociali sane, con la vita quotidiana e includendo quindi altre misurazioni psicologiche e sociali» – aggiunge Bonnie Stevens, Lawrence S Bloomberg Faculty of Nursing, Università di Toronto.

Come Medicina del Dolore, accogliamo con entusiasmo questa nuova definizione, in quanto perfettamente in linea con quello che è l’approccio della nostra equipe ormai da anni: considerare il dolore nella sua multidimensionalità, seguendo il modello biopsicosociale, ci permette di valutarlo e quindi di curarlo in modo più efficace!

Terapia del Dolore

TERAPIA DEL DOLORE

Dal Vocabolario del Dolore: Terapia del Dolore

TERAPIA DEL DOLORE

Terapia del Dolore: definizione e significato.

Il termine terapia ha origine greca e deriva dalla parola therapeia, che a sua volta deriva dal verbo therapeyo, il quale ha il significato di curare, guarire ed assistere.

Dal latino dolorem, a sua volta derivato dal verbo doleo, che letteralmente significa sento male, mi dolgo, come espressione di sensazione che affligge.

t di TERAPIA DEL DOLORE

Nell’ambito della Medicina del Dolore, la terapia si figura come il mezzo per raggiungere l’obiettivo principale: la cura del dolore.

Rappresenta la fase finale nel processo di presa in carico di un paziente con dolore, in quanto sempre successiva alla prima visita, alla diagnosi ed a tutti quegli approfondimenti necessari per selezionare il percorso di cura più adatto.

La visita costituisce il momento iniziale del percorso terapeutico, nonché il primo contatto del paziente con l’algologo e con il centro di Medicina del Dolore.

Il medico controlla tutta la documentazione clinica pregressa per la ricostruzione della storia clinica del paziente, con l’obiettivo di identificare i meccanismi responsabili del dolore, riconoscerne le cause, scegliere e mettere in pratica le terapie per eliminarlo.

In altre parole, la Terapia del Dolore inizia con una Valutazione del Dolore e della Sensibilità attraverso strumenti specifici, effettuata dallo specialista, al fine di determinare una corretta diagnosi algologica.

Solo a questo punto verrà impostato il percorso terapeutico.

Le terapie a disposizione dello specialista per la cura del dolore sono molteplici: terapia farmacologica, infiltrativa, riabilitativa, psicoterapia, terapia interventistica (mini-invasiva e chirurgica). Chiaramente non è presente un confine netto tra questi diversi trattamenti e spesso essi si sovrappongono.

  • Terapia infiltrativa: iniezione di farmaci e altre molecole attive in corrispondenza o nelle immediate vicinanze delle strutture interessate da un processo patologico.
  • Terapia riabilitativa: durante la quale il paziente viene inquadrato dal punto di visto riabilitativo per essere avviato al percorso fisioterapico più idoneo al recupero funzionale.
  • Psicoterapia: integrata con le cure mediche, consiste in colloqui di sostegno psicologico, tecniche di rilassamento psicocorporeo per la distensione muscolare, o una psicoterapia che si occupi della sofferenza psicologica causata dalla malattia dolore.
  • Terapia interventistica: consiste in procedure chirurgiche mini-invasive effettuata in regime di ricovero ma in anestesia locale, con un breve periodo di degenza presso centri di Medicina del Dolore selezionati.

Antalgologo

ANTALGOLOGO

Dal Vocabolario del Dolore: antalgologo

ANTALGOLOGO

Definizione e significato

La parola deriva dall’unione dei due termini: anti ed algologo.

Anti è di derivazione greca ed ha il significato di anti, contro.
Algologo anch’esso di derivazione greca, scaturisce dall’unione di due parole: algos e logos, che significa studio del dolore.

Dunque è possibile definire l’antalgologo come lo studioso che agisce contro il dolore.

a di ANTALGOLOGO

Nel linguaggio parlato dai pazienti, così come dai medici stessi, l’appellativo di antalgologo è utilizzato in maniera analoga ad algologo.

Più propriamente si definisce algologo colui che studia il dolore ed antalgologo colui che studia le misure per contrastare il dolore.

Entrando nella pratica, l’antalgologo è colui che si occupa della diagnosi, a partire dalla prima visita algologica (primo contatto del paziente con la Medicina del Dolore) e che, una volta individuate le cause del dolore, seleziona le misure terapeutiche più idonee per eliminarlo.

A questo punto, il compito dell’algologo è quello di impostare un percorso terapeutico oppure, qualora necessario, di indirizzare il paziente verso un altro specialista.

Dolore neuropatico

Dolore-Neuropatico

Dal Vocabolario del Dolore: Dolore neuropatico

 

Dolore-Neuropatico

Dolore neuropatico: definizione e significato

Il termine dolore proviene dal termine latino dolorem, a sua volta derivato dal verbo doleo che letteralmente significa sento male, mi dolgo, come espressione di sensazione che affligge.

Il termine neuropatico, aggettivo derivante da neuropatia, deriva dal composto neuro e patia: dove neuro origina dal lemma greco neuron che significa nervo (relativo al sistema nervoso) e patia dal greco pateia, a sua volta dal verbo pasko che significa soffrire.

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Attribuire una definizione al dolore neuropatico risulta ancora oggi piuttosto complesso a causa della sua origine. In generale si definisce neuropatico quel dolore che ha la sua origine nel Sistema Nervoso (SN), che sia esso Centrale (SNC) o Periferico (SNP) e che interessa tutte le vie nervose che trasmettono gli impulsi sensibili.

Specificatamente, quando si tratta di una lesione a livello del sistema nervoso centrale siamo di fronte ad un dolore neuropatico centrale: è il caso di una lesione spinale. Altresì se interessa il sistema nervoso periferico si parla di dolore neuropatico periferico: ad esempio nevralgia post erpetica.

Schiena

schiena

Dal Vocabolario del Dolore: Schiena

 

schiena

Schiena: definizione e significato

L’etimologia del termine schiena va fatto derivare dalla lingua longombarda e più propriamente origina dalla parola skena.

Gli antichi popoli germanici utilizzavano questo termine per indicare la parte del corpo posteriore e superiore che si trova tra il collo e i glutei. Può accadere che per indicare lo stesso significato venga utilizzata in modo analogo la parola dorso che tuttavia, rispetto a schiena, è più generica e deriva altresì dalla lingua latina dorsum.

s di SCHIENA

In questa sede andremo a spiegare il termine schiena in relazione alle problematiche ad essa collegate. Il primo assunto da fare prevede la distinzione tra le patologie associate alla schiena e le patologie associate alla zona lombare.
Genericamente, con il termine lombalgia, si intende il “
mal di schiena” localizzato nel tratto lombare o sacrale della colonna vertebrale. Più puntualmente, il dolore lombare interessa la zona che parte dalla metà della schiena in giù, ovvero l’area compresa tra l’ultima vertebra toracica e la prima sacrale e racchiusa lateralmente dal muscolo erettore della colonna.

Mentre con “mal di schiena” vengono incluse una serie di differenti patologie il cui punto in comune risulta essere il dolore avvertito sul dorso, al di là della localizzazione. Nello specifico, il “mal di schiena” può includere diverse condizioni patologiche, così come le diverse strutture implicate e che compongono la colonna vertebrale (nervi, muscoli, ossa, articolazioni). Tuttavia il dolore può essere limitato alla sola zona colpita, oppure irradiarsi agli arti superiori, al collo e agli arti inferiori.

A livello epidemiologico, nel corso della vita, la sofferenza causata dal “mal di schiena” interessa circa l’80 per cento della popolazione. Nello specifico, la lombalgia si attesta come la seconda causa più comune tra le patologie croniche di visita medica, nonché la quinta causa di ricovero ospedaliero. Nella maggior parte dei casi si tratta di dolore che si risolve spontaneamente. Qualora si verifichi il caso contrario, è necessaria un’accurata diagnosi della causa a monte del dolore e conseguentemente procedere con una terapia specifica.