Terapia infiltrativa: quali criteri dovrebbe rispettare?
La terapia infiltrativa è una delle tecniche terapeutiche più comuni in medicina del dolore, utilizzata per trattare una vasta gamma di patologie muscoloscheletriche e neurologiche.
Nonostante la sua diffusione, purtroppo, si sentono ancora oggi molte storie di pratiche inadeguate o addirittura pericolose legate a questa procedura.
È preoccupante constatare che alcune persone si sottopongono a infiltrazioni in contesti non idonei, come in ambienti domestici, senza una diagnosi precisa, senza un supporto adeguato e senza l’utilizzo di tecnologie ecografiche o radiologiche per garantire il corretto posizionamento del farmaco.
Tali comportamenti, oltre a compromettere l’efficacia del trattamento, espongono i pazienti a gravi rischi di complicanze.
È fondamentale sottolineare che la sicurezza e l’efficacia della terapia infiltrativa dipendono in gran parte da un ambiente adeguato, dall’esperienza dei professionisti coinvolti e dal rispetto delle linee guida medico-legali.
Affidarsi a un centro specializzato, dotato di strutture idonee e di personale esperto, non solo garantisce i migliori risultati terapeutici, ma tutela anche la salute e i diritti del paziente, evitando rischi inutili e prevenendo eventuali problematiche legali.
Perché la terapia infiltrativa sia efficace e soprattutto sicura, è fondamentale che venga eseguita rispettando alcuni criteri.
A cosa prestare attenzione prima, durante e dopo la terapia infiltrativa?
10 Punti fondamentali:
- Essere in possesso di una diagnosi precisa e documentata: evitare di eseguire infiltrazioni senza una diagnosi chiara e documentata. La terapia deve essere mirata al trattamento di una condizione specifica, altrimenti può risultare inefficace.
- Individuare con certezza il target terapeutico: l’infiltrazione deve essere eseguita con una chiara conoscenza del sito anatomico da trattare, che deve essere determinato con precisione tramite esame clinico e, se necessario, confermato da indagini diagnostiche.
- Assicurarsi di mantenere la sterilità: non eseguire la terapia in ambienti inadeguati, poiché ciò aumenta significativamente il rischio di infezioni. L’utilizzo di strumentazioni sterili e la corretta disinfezione sono essenziali per prevenire complicanze.
- Verificare la professionalità di chi esegue la procedura: solo i medici possono eseguire questo tipo di procedura, meglio ancora se supportati da personale tecnico e infermieristico. La terapia infiltrativa deve essere effettuata da personale competente e qualificato, che sia in grado di agire in modo adeguato in caso di complicanze.
- Utilizzare il supporto ecografico o radiologico: non eseguire la terapia senza l’ausilio di tecnologie come l’ecografia o strumentazioni radiologiche. Questi strumenti sono fondamentali per garantire che il farmaco venga somministrato nel punto giusto, aumentando inoltre la sicurezza della procedura.
- Fornire, dopo la procedura, un referto in cui siano riportati la tecnica e i farmaci impiegati: registrare e documentare correttamente la tecnica utilizzata, i farmaci somministrati e il razionale terapeutico. La documentazione è essenziale sia per la continuità delle cure, sia per la tutela legale del paziente e del professionista.
- Non utilizzare farmaci inadeguati o non approvati: non somministrare farmaci che non siano adatti per il trattamento specifico o non siano conformi agli standard di sicurezza. L’uso di farmaci non adeguati può causare effetti collaterali o complicanze impreviste.
- Selezionare centri medici idonei alla terapia infiltrativa: non eseguire la terapia al di fuori di strutture mediche autorizzate e attrezzate. Somministrare infiltrazioni in ambienti non idonei (ad esempio a casa del paziente) è rischioso e non conforme alle normative sanitarie.
- Leggere e firmare il consenso informato prima della procedura: somministrare al paziente il consenso informato prima della procedura. Il paziente deve essere adeguatamente informato riguardo alla natura della terapia, ai benefici, ai rischi e alle possibili complicanze.
- Valutare in anticipo eventuali controindicazioni o allergie: non eseguire la terapia senza valutare attentamente le controindicazioni e le allergie del paziente. Ignorare questi fattori può mettere a rischio la sua salute e il risultato della terapia.
Infografica Check List

Cosa prevede la normativa in Italia?
In Italia, la normativa che disciplina gli ambulatori che eseguono terapie infiltrative è stabilita sia a livello nazionale che regionale.
La legge quadro nazionale prevede che gli studi medici che effettuano prestazioni di particolare complessità o che comportano un rischio per la sicurezza del paziente siano soggetti ad autorizzazione sanitaria.
Tuttavia, la definizione specifica di tali prestazioni e i requisiti necessari sono demandati alle singole Regioni, che possono adottare normative più dettagliate e specifiche.
Ad esempio, la Regione Toscana, con la Legge Regionale n. 51 del 5 agosto 2009, ha individuato quattro tipologie di studi medici soggetti ad autorizzazione:
- Studi che erogano prestazioni di chirurgia ambulatoriale
- Studi che erogano prestazioni di endoscopia
- Studi odontoiatrici
- Studi dove si effettuano prestazioni di diagnostica strumentale non complementare all’attività clinica, con refertazione per terzi
È importante notare che le terapie infiltrative potrebbero rientrare nelle prestazioni che richiedono autorizzazione, a seconda della loro complessità e del rischio associato.
Pertanto, è fondamentale consultare la normativa specifica della propria Regione per determinare se l’ambulatorio necessita di autorizzazione sanitaria.
Inoltre, indipendentemente dall’obbligo di autorizzazione, tutti gli ambulatori devono rispettare requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi per garantire la sicurezza e la qualità delle prestazioni erogate.
Ad esempio, la Regione Lazio ha stabilito che ogni ambulatorio di assistenza specialistica deve avere:
- Un direttore/responsabile medico in possesso di specializzazione
- Personale qualificato e adeguatamente formato
- Locali e attrezzature conformi agli standard igienico-sanitari
Inoltre, è obbligatorio acquisire il consenso informato scritto del paziente prima di eseguire la terapia infiltrativa, come sancito dalla legge 219/2017.
Questo implica che il paziente deve essere adeguatamente informato sui benefici, i rischi e le alternative del trattamento proposto.
Dotazioni dell’ambulatorio infiltrativo
Le principali indicazioni per l’ambulatorio infiltrativo
- Lettino chirurgico (possibilmente motorizzato con multi-regolazioni)
- Carrello servitore regolabile in altezza
- Carrello emergenza con defibrillatore
- Scialitica o lampada di cortesia
- Ecografo (eventualmente dotato di schermo per duplicazione immagine)

Consenso informato
Il consenso informato alle infiltrazioni
L’infiltrazione è una procedura invasiva che comporta possibili effetti collaterali e complicanze la cui incidenza, seppur bassa, non è trascurabile. Un’adeguata preparazione tecnica dell’operatore e l’osservanza delle comuni regole della buona pratica clinica sono un requisito fondamentale per una procedura corretta e sicura.
Il paziente deve ricevere dal medico tutte le informazioni necessarie per rilasciare un valido consenso al trattamento.
La mancanza di quest’ultimo rende arbitrario l’atto medico, configurando così una condizione che può avere rilevanza anche penale, in quanto la procedura è stata compiuta in violazione del diritto del paziente di decidere se consentire o meno interventi estranei sul proprio corpo.
Alla regola generale, infatti, fanno eccezione solo i trattamenti sanitari obbligatori e i casi in cui il paziente non è in condizione di prestare il proprio consenso o si rifiuta di farlo per interventi medici urgenti e indifferibili (stato di necessità).
Il medico risponde a titolo di negligenza della violazione del dovere di informazione nei confronti del paziente: anche in ambito penale, dove la Corte di legittimità si è ripetutamente espressa nell’ultimo decennio chiarendo che la mancanza o l’invalidità del consenso non può rappresentare l’unico fondamento del giudizio sulla sussistenza di colpa medica, perché l’obbligo di acquisire il consenso informato non integra una regola cautelare preordinata ad evitare fatti dannosi prevedibili (ed evitabili), la mancata acquisizione del consenso potrebbe infatti rilevare comunque, non direttamente, ma come riflesso di un superficiale approccio del medico.
In ambito civilistico, poi, è ormai consolidato il principio per il quale la violazione del dovere di informare il paziente può causare due diversi tipi di danno risarcibile: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, se, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio diverso dalla lesione del diritto alla salute (ad esempio, è legittima la pretesa del paziente di conoscere le conseguenze probabili dell’intervento medico, onde prepararsi ad affrontarle con consapevolezza).
Come noto, per essere valido, il consenso deve possedere caratteristiche ben precise: deve essere informato, consapevole, personale, manifesto, libero, specifico, completo, preventivo e attuale, revocabile, richiesto e recettizio.
La fase del colloquio informativo rappresenta un momento irrinunciabile, nel corso del quale il medico deve illustrare, in maniera comprensibile per il singolo paziente, la diagnosi, il tipo di trattamento proposto, le sue modalità di esecuzione, i suoi potenziali benefici e rischi, le possibili complicanze e le terapie alternative, nonché i comportamenti che il paziente dovrà osservare nel processo di cura.
Contrariamente a quanto avveniva in precedenza, quando si riteneva che il consenso potesse essere acquisito anche non in forma scritta, purché le informazioni fossero state effettivamente recepite dal paziente, la recente introduzione della legge 22 dicembre 2017 n. 219, contenente “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, ha espressamente sancito la necessità della acquisizione del consenso in forma scritta o attraverso videoregistrazioni.
Anche la persona minorenne o incapace “deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà”.
In questi casi il consenso informato è espresso o rifiutato: per il minore, “dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore, tenendo conto della volontà” del minore stesso, “in relazione alla sua età e al suo grado di maturità”; per la persona interdetta, “dal tutore sentito l’interdetto, ove possibile”.
Giurisprudenza costante ha peraltro escluso che moduli di consenso generici, che non riportano quanto sopra elencato, possano risultare idonei a far ritenere assolto da parte dei medici l’onere di informazione.
In questo senso, riportare anche l’ora di inizio e di fine del colloquio informativo può essere utile al fine di dimostrare che l’interazione tra medico e paziente non sia stata frettolosa e, di conseguenza, potenzialmente poco efficace.
In effetti la legge 219/2017 sottolinea che “il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura”.
Conclusioni
La sicurezza inizia sempre dalla preparazione. Nei centri di Medicina del Dolore, ogni infiltrazione è eseguita con la massima attenzione ai dettagli, perché ogni paziente merita una cura sicura, efficace e personalizzata.
Se stai pensando a una terapia infiltrativa, scegli la sicurezza: affidati a chi segue protocolli chiari e trasparenti.
Domande Frequenti
u003cstrongu003eQuanto è sicura una terapia infiltrativa?u003c/strongu003e
Se eseguita seguendo protocolli rigorosi è estremamente sicura, con un rischio di complicanze inferiore all’1%
u003cstrongu003eServe sempre l’ecografo?u003c/strongu003e
Sì, soprattutto per le articolazioni profonde o delicate: migliora la precisione e riduce il rischio di danni.
u003cstrongu003eQuanto durano i benefici?u003c/strongu003e
Dipende dal tipo di infiltrazione e dalla patologia trattata. L’acido ialuronico, ad esempio, può garantire benefici per diversi mesi
u003cstrongu003eÈ dolorosa?u003c/strongu003e
Grazie all’uso di anestetici locali e alla guida ecografica, il fastidio è minimo.
