Sindrome del tunnel cubitale: sintomi e trattamento

sindrome del tunnel cubitale

Quando parliamo di neuropatie da compressione non possiamo non citare la sindrome del tunnel cubitale, che rappresenta per diffusione la seconda neuropatia da compressione, seconda solamente alla sindrome del tunnel carpale.

Con questo articolo cercheremo di tuffarci tra le molte informazioni riguardanti questa patologia, dalle cause ai sintomi, fino al tipo di trattamento che attualmente la letteratura ci consiglia nell’alleviare i sintomi e cercare di risolvere il problema. Ma andiamo con ordine!

Cos’è la Sindrome del tunnel cubitale?

La sindrome del tunnel cubitale rappresenta una condizione clinica caratterizzata dall’intrappolamento del nervo ulnare a livello del gomito.

nervo ulnare
Anatomia Nervo ulnare

Il nervo ulnare, dal punto di vista anatomico, nasce dalle radici nervose di C8 e T1, che partono a livello midollare per unirsi e formare un unico nervo che va ad innervare la parte laterale dell’avambraccio.

Per capirci, è il nervo che permette di muovere le ultime due dita ed è lo stesso nervo che quando colpiamo con forza il bracciolo o lo schienale della sedia con il gomito ci provoca il tipo formicolio alle prime due dita delle mani.

Ebbene, questo nervo passa nel gomito attraverso dei punti critici, molto stretti, che in particolari situazioni possono provocare una compressione del nervo e lo sviluppo di tutti quei sintomi ascrivibili ad una neuropatia, come il formicolio o la mancanza di forza.

In particolare, quando il nervo supera il muscolo tricipite, si inserisce nel “tunnel cubitale”, un tunnel formato dalla capsula dell’articolazione del gomito e dal legamento collaterale. Questo è un punto molto stretto, che è il principale punto che può causare compressione

In seconda battuta, quando il nervo emerge dal tunnel cubitale, passa sotto il muscolo “flessore ulnare del carpo” che, se si presenta in particolari condizioni di rigidità e accorciamento, può causare anch’esso una compressione di tale nervo.

Come già accennato precedentemente, il nervo ulnare è responsabile della sensibilità della parte interna dell’avambraccio, del palmo e delle ultime 2-3 dita della mano.

Si occupa poi di dare movimento ai muscoli che flettono il polso, le ultime dita e i piccoli muscoli della mano. Proprio per questo, chi soffre di questa sindrome ha difficoltà, ad esempio, a trattenere gli oggetti.

Sindrome del tunnel cubitale: sintomi

“Ma quindi, quali sono i sintomi che sento quando ho questo tipo di sindrome?” Qui dobbiamo fare una premessa iniziale, nel senso che i sintomi, viste le caratteristiche del nervo, possono coinvolgere sia gli aspetti motori che sensitivi.

Se consideriamo i sintomi sensitivi, i principali sono la presenza di fomicolio, intorpidimento, bruciore nella parte interna dell’avambraccio e nelle ultime due dita della mano e la parte del palmo corrispondente. Questi sintomi in genere aumentano con la flessione del gomito, che va ad aumentare la compressione del nervo ulnare nelle zone critiche.

Per quanto riguarda i sintomi motori, è possibile avere una riduzione della forza nella presa, con la tipica caratteristica di non poter trattenere degli oggetti nelle mani. C’è da dire che i sintomi motori sono presenti solamente nelle fasi avanzate della patologia.

Sindrome del tunnel cubitale: trattamento

C’è una buona notizia se soffri di sindrome del tunnel cubitale poiché c’è una buona probabilità di risolvere i sintomi con un trattamento conservativo, ossia coinvolgendo un fisioterapista specializzato nel trattamento di disordini muscoloscheletrici che possa consigliarti al meglio come gestire il problema durante la giornata e quali strategie mettere in atto per migliorare il tuo dolore.

Infatti, spesso i sintomi regrediscono mettendo in atto alcune strategie di igiene posturale durante il lavoro o durante la notte che permettono di non stressare la zona laterale del gomito ed i muscoli ad essa correlati, per diminuire l’irritabilità del nervo che scorre all’interno.

La fisioterapia, in questo caso, si rileva molto utile poiché permette di ridurre l’irritazione del nervo ed il dolore percepito attraverso alcune strategie come:

  • Terapia manuale: che permette di migliorare lo scorrimento del nervo attraverso i punti critici del suo percorso. Vengono usate delle specifiche tecniche di neurodinamica che aiutano il tessuto nervoso nello scorrimento;
  • Tutori o ortesi: che possano evitare di portare il gomito in posizioni estreme che mettano sotto pressione il nervo, andando a ridurre quelle posizioni provocative che probabilmente sono state la causa dello sviluppo del problema;
  • Capire quali movimenti o posizioni sono provocative e siano da evitare inizialmente. E questo solo un fisioterapista competente, attraverso un’attenta analisi e valutazione, può capirlo.

Se vogliamo parlare della chirurgia, dobbiamo considerarla come opzione solamente nel caso di fallimento del trattamento conservativo.

Cosa vogliamo dire? Che se dopo 6 mesi di trattamento fisioterapico, attraverso tutte le strategie elencate precedentemente, non si riesce ad arrivare ad una riduzione dei sintomi significativa per il paziente, allora può essere utile valutare un trattamento chirurgico che consiste nella decompressione invasiva del tendine nella zona di intrappolamento.

Ovviamente, questa dovrà poi essere seguita da un programma di fisioterapia, per permettere al nervo di tornare ad essere scorrevole come prima, per consentire poi di recuperare la funzionalità completa del braccio, con la forza adeguata.

Conclusione

In conclusione, se come pazienti avvertite dei sintomi e vi sembra di avere una situazione sovrapponibile a quella spiegata in questo articolo non disperate, rivolgetevi ad un professionista sanitario competente e specializzato nella riabilitazione dei disordini muscoloscheletrici.

Sarà lui ad indicarvi, dopo un’attenta anamnesi ed una valutazione completa, qual è la strada migliore per voi!

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