Dal termine “Failed Back Surgery Syndrome” al nuovo nome: Persistent Spinal Pain Syndrome
Per molti anni il dolore persistente dopo un intervento alla colonna vertebrale è stato indicato con il termine Failed Back Surgery Syndrome, spesso abbreviato in FBSS. In italiano viene talvolta tradotto come “sindrome da fallimento della chirurgia vertebrale” o “sindrome post-laminectomia”.
Oggi, però, questo termine è considerato sempre meno adeguato. La parola “failed”, cioè “fallito”, rischia infatti di trasmettere un messaggio scorretto: non sempre il dolore che persiste dopo un intervento significa che la chirurgia sia stata eseguita male o che sia realmente “fallita”.
In molti casi l’intervento può aver corretto un problema anatomico, ma il dolore può continuare per motivi diversi, legati ai nervi, alle cicatrici interne, alla biomeccanica della colonna, alla sensibilizzazione del sistema nervoso o alla presenza di più generatori di dolore.

Per questo motivo, la letteratura scientifica internazionale propone oggi un nome più corretto e rispettoso della complessità clinica: Persistent Spinal Pain Syndrome, cioè Sindrome da Dolore Spinale Persistente.
Quando il dolore compare o persiste dopo uno o più interventi chirurgici alla colonna, il termine più preciso è:
Persistent Spinal Pain Syndrome Type 2: PSPS-T2
La Persistent Spinal Pain Syndrome Type 2, abbreviata in PSPS-T2, indica una condizione caratterizzata da dolore persistente, ricorrente o di nuova insorgenza dopo chirurgia vertebrale.
Il nuovo nome è importante perché sposta l’attenzione dal presunto “fallimento” dell’intervento alla reale necessità clinica: capire perché il dolore persiste e costruire un percorso terapeutico personalizzato.
In altre parole, il problema non è semplicemente chiedersi: “l’intervento è riuscito o no?”. La domanda più utile diventa: “qual è oggi il meccanismo che mantiene il dolore?”.
Perché può persistere il dolore dopo un intervento alla colonna?
Dopo un intervento vertebrale, il dolore può persistere per molte ragioni. In alcuni pazienti può essere ancora presente una compressione nervosa, una stenosi, una recidiva di ernia discale o un’instabilità vertebrale.
In altri casi il dolore può dipendere da fenomeni cicatriziali, come fibrosi epidurale o aderenze, che possono irritare le radici nervose.
Esistono poi forme di dolore in cui la componente principale non è più soltanto meccanica, ma neuropatica.
Il paziente può avvertire bruciore, scosse elettriche, formicolii, intorpidimento, dolore irradiato alla gamba o una sensazione di corrente lungo il territorio di un nervo.
In altri casi ancora il dolore diventa persistente perché il sistema nervoso, dopo mesi o anni di stimolazione dolorosa, modifica la propria sensibilità.
Questo fenomeno può contribuire alla cronicizzazione e rendere il dolore più diffuso, meno prevedibile e meno proporzionato rispetto al quadro radiologico.
Per questo motivo la PSPS-T2 non deve essere interpretata come una diagnosi generica, ma come una condizione complessa che richiede una valutazione specialistica.
I sintomi più frequenti
La Persistent Spinal Pain Syndrome Type 2 può manifestarsi con sintomi diversi da paziente a paziente.
I più frequenti sono:
- dolore lombare persistente dopo intervento alla schiena;
- dolore irradiato a gluteo, coscia, gamba o piede;
- sciatalgia o cruralgia che non si risolvono completamente;
- bruciore, formicolio, scosse elettriche o sensazione di punture;
- dolore che peggiora in piedi, camminando o mantenendo a lungo la stessa posizione;
- riduzione dell’autonomia nelle attività quotidiane;
- difficoltà nel sonno, affaticamento e peggioramento della qualità di vita.
In alcuni pazienti il dolore è prevalentemente localizzato alla schiena. In altri è dominante il dolore alla gamba. In altri ancora coesistono più componenti: meccanica, infiammatoria, neuropatica e nociplastica.
La diagnosi: non basta guardare la risonanza
Uno degli errori più frequenti è pensare che la causa del dolore sia sempre evidente alla risonanza magnetica. Gli esami radiologici sono fondamentali, ma non bastano da soli.
La valutazione del paziente con PSPS-T2 richiede un percorso diagnostico algologico, cioè orientato a individuare il tipo di dolore, la sede della lesione algogena e i meccanismi che lo mantengono.
La visita deve integrare diverse informazioni:
- la storia clinica del paziente;
- il tipo di intervento eseguito;
- il tempo trascorso dalla chirurgia;
- la distribuzione del dolore;
- l’esame neurologico;
- la valutazione della sensibilità;
- la revisione degli esami radiologici;
- l’eventuale indicazione a esami neurofisiologici;
- la valutazione funzionale e riabilitativa;
- l’impatto del dolore su sonno, movimento, umore e qualità di vita.
In alcuni casi possono essere utili blocchi diagnostici o procedure mirate per comprendere meglio quale struttura sia realmente responsabile del dolore: radice nervosa, articolazioni posteriori, sacroiliaca, disco, tessuti cicatriziali o altre componenti.
Perché il nuovo nome è più corretto per il paziente
Il passaggio da Failed Back Surgery Syndrome a Persistent Spinal Pain Syndrome non è solo una questione linguistica. È un cambiamento culturale.
Il vecchio termine rischiava di generare frustrazione, colpa e sfiducia: nel paziente, nel chirurgo e nel percorso di cura. Il nuovo termine, invece, descrive meglio la realtà clinica: un dolore spinale persistente dopo chirurgia, che deve essere studiato e trattato in modo specifico.
Questo approccio evita semplificazioni. Non tutti i pazienti con dolore dopo chirurgia hanno bisogno di un nuovo intervento. Allo stesso tempo, non tutti devono limitarsi a farmaci o fisioterapia generica. Serve una presa in carico personalizzata, costruita sul meccanismo del dolore.

Quali trattamenti sono possibili?
Il trattamento della PSPS-T2 dipende dalla diagnosi. Non esiste una terapia unica valida per tutti.
In alcuni pazienti può essere indicato un percorso farmacologico mirato, soprattutto quando è presente dolore neuropatico. In altri casi è fondamentale una riabilitazione specifica, orientata al recupero del movimento, della forza, della tolleranza al carico e della fiducia nel corpo.
Quando il dolore nasce da una struttura precisa, possono essere considerate procedure mini-invasive di medicina del dolore, come infiltrazioni selettive, procedure epidurali, radiofrequenza, peridurolisi o altre tecniche interventistiche.
Nei casi di dolore neuropatico persistente e selezionato, soprattutto quando il dolore è invalidante e resistente ai trattamenti conservativi, può essere valutata la neuromodulazione, come la spinal cord stimulation. Si tratta di un trattamento avanzato che non “toglie” meccanicamente la causa del dolore, ma modula la trasmissione dei segnali dolorosi a livello del sistema nervoso.
Un nuovo intervento chirurgico, invece, dovrebbe essere considerato solo quando esiste una chiara indicazione neurochirurgica o ortopedica, come una compressione persistente, un’instabilità, una recidiva significativa o un problema strutturale documentato e coerente con i sintomi.
Il ruolo della Medicina del Dolore
La Medicina del Dolore ha un ruolo centrale nella gestione della Persistent Spinal Pain Syndrome Type 2, perché permette di affrontare il problema non solo dal punto di vista anatomico, ma anche da quello funzionale, neurologico e clinico.
L’obiettivo non è soltanto ridurre il dolore, ma migliorare la qualità di vita, recuperare autonomia e costruire un percorso realistico per il paziente.
Per questo la presa in carico deve essere interdisciplinare: algologo, neurochirurgo, fisiatra, fisioterapista, neurologo e psicologo possono contribuire, quando necessario, alla definizione del percorso più adatto.
Quando rivolgersi a uno specialista?
È consigliabile richiedere una valutazione specialistica se, dopo un intervento alla colonna, il dolore:
- persiste oltre i tempi attesi di guarigione;
- ritorna dopo un periodo di miglioramento;
- si irradia alla gamba o al piede;
- si associa a formicolii, bruciore o scosse elettriche;
- limita il cammino o le attività quotidiane;
- richiede farmaci in modo continuativo;
- interferisce con il sonno o con la qualità di vita.
Una valutazione precoce può evitare che il dolore diventi sempre più complesso e difficile da trattare.
Conclusione
La Failed Back Surgery Syndrome oggi dovrebbe essere chiamata con un nome più preciso: Persistent Spinal Pain Syndrome Type 2.
Questo nuovo termine aiuta a superare l’idea di “fallimento” e permette di guardare al dolore dopo chirurgia vertebrale in modo più corretto, scientifico e rispettoso del paziente.
Il dolore persistente dopo un intervento alla colonna non deve essere ignorato, né interpretato automaticamente come una condizione senza soluzione.
Deve essere studiato, compreso e trattato attraverso un percorso specialistico di Medicina del Dolore, con l’obiettivo di individuare il meccanismo del dolore e restituire al paziente la migliore qualità di vita possibile.
FAQ
Failed Back Surgery Syndrome e PSPS-T2 sono la stessa cosa?
La PSPS-T2 è il nuovo termine proposto per descrivere il dolore spinale persistente dopo chirurgia vertebrale. Sostituisce progressivamente il vecchio termine Failed Back Surgery Syndrome, considerato meno preciso e potenzialmente fuorviante.
Avere dolore dopo un intervento significa che la chirurgia è fallita?
Non necessariamente. Il dolore può persistere per molte ragioni, anche quando l’intervento ha corretto il problema anatomico per cui era stato indicato.
Il dolore dopo chirurgia vertebrale può essere neuropatico?
Sì. Bruciore, scosse elettriche, formicolii, dolore irradiato e alterazioni della sensibilità possono indicare una componente neuropatica.
Serve sempre un nuovo intervento?
No. Un nuovo intervento è indicato solo in casi selezionati, quando esiste una causa strutturale documentata e coerente con i sintomi. In molti pazienti il trattamento è algologico, riabilitativo o mini-invasivo.
Quando è utile rivolgersi a un centro di Medicina del Dolore?
Quando il dolore persiste, ritorna o limita la qualità di vita dopo chirurgia vertebrale, è utile una valutazione specialistica per definire il tipo di dolore e il percorso terapeutico più appropriato.
