Gomito del tennista: epicondilite

epicondilite

Il gomito del tennista è una condizione dolorosa che caratterizza la parte laterale del gomito, in particolar modo durante i movimenti di prensione di oggetti e durante l’estensione del polso.

Viene chiamato gomito del tennista proprio perché è una patologia che trova la sua diffusione massima nei soggetti che praticano questo sport, viste le grandi richieste prestazionali di prensione della racchetta e di estensione del polso.

Uno degli altri termini comunemente utilizzati è “epicondilite”, un termine che sta però diventando desueto visto che descrive una patologia infiammatoria.

Nel caso dell’epicondilite, in realtà, la componente infiammatoria può essere presente solo in una prima fase ed infatti, attualmente, in campo medico si tende a chiamarla “tendinopatia laterale di gomito”.

Andiamo a vedere in questo articolo le cause ed i rimedi del gomito del tennista.

Epicondilite: sintomi

Se vogliamo descrivere i segni e sintomi del gomito del tennista ci troviamo di fronte ad una presentazione molto variegata ma con dei punti fermi, riscontrabili in tutti i pazienti.

In prima battuta, il sintomo principale è sicuramente la presenza di dolore a livello dell’epicondilo laterale del gomito, nella zona occupata dai muscoli epicondiloidei.

Questi muscoli sono responsabili dell’estensione del polso e si inseriscono nella parte laterale del gomito, nella parte finale dell’omero, chiamata epicondilo laterale.

Questo dolore è facilmente identificabile con la palpazione della zona, che risulta dolorosa in pressochè tutti i casi.

Il dolore può in seguito anche irradiarsi su tutto l’avambraccio fino alla mano, con anche la comparsa di formicolii e la sensazione di avere il braccio gonfio.

Un’altra caratteristica molto presente nei casi di quadri importanti di tendinopatia laterale di gomito è la mancanza di forza nella prensione di oggetti, che in alcuni casi arriva fino all’impossibilità di tenere in mano degli oggetti pesanti.

Inizialmente, il dolore è presente solo a livello della zona dell’epicondilo laterale ed è esacerbato solo dalle attività provocative, quelle descritte precedentemente.

Con il tempo e con attività eccessive, il dolore può stabilizzarsi e divenire presente non solo nelle attività ma anche a riposo, rendendo la vita del paziente più complessa.

Non solo di giorno, ma anche di notte, limitando il sonno e il riposo, che a loro volta possono andare ad incrementare, come in un circolo vizioso, il dolore percepito.

Cause gomito del tennista

Come già accennato precedentemente, in passato si pensava che la causa primaria del dolore percepito nel caso del gomito del tennista fosse un’infiammazione del tendine, da li il termine epicondilite. Successivamente, grazie agli studi pubblicati in letteratura scientifica si è però capito che la componente infiammatoria è marginale e limitata al primissimo periodo di dolore.

Quella che invece sembra essere la causa principale di questa patologia è il sovraccarico a carico dei tendini coinvolti.

Il tendine, infatti, è un tessuto “vivo” ed adattabile, e come nel caso del muscolo che quando ci alleniamo cresce, anche il tendine si adatta agli aumenti di carico graduali.

Quando non ci alleniamo più, il muscolo torna alla condizione di partenza ed allo stesso modo il tendine perde la capacità di gestire quel carico a cui era allenato.

Nel caso della tendinopatia, invece, sembra che il problema consista nella presenza di un sovraccarico che il tendine non è in grado di gestire.

Questo porta ad una degenerazione del tendine che tenta invano di adattarsi, diventando doloroso e reattivo. Proprio per questo le attività maggiormente a rischio sono quelle che prevedono movimenti di estensione del polso e prensione ripetuti nel tempo, con pochi spazi di recupero in cui il tendine può adattarsi al carico.

Ecco che quindi le persone che svolgono lavori manuali sono le più soggette, oltre agli sportivi di sport come il tennis che al tempo stesso hanno richieste prestazionali molto alte, ripetute durante la settimana con inadeguati periodi di recupero.

Abbiamo parlato prima di “degenerazione”, ma non dobbiamo però spaventarci da questa parola! In realtà non è neanche vero che tutte le epicondiliti presentano una degenerazione tissutale quando osservate all’ecografia.

Spesso infatti emerge semplicemente la presenza di una disorganizzazione delle fibre che compongono il tendine, come tentativo di adattarsi al carico maggiore.

Come amiamo spesso ripetere, non c’è una correlazione diretta tra danno e dolore, quindi non dobbiamo stupirci che nel caso del gomito del tennista spesso non ci sia un reale danno dei tessuti ed è meglio così!

epicondilite
Gomito del Tennista

Epicondilite: quali rimedi?

Arriviamo ora al momento clou dell’articolo, dove cerchiamo di spiegare come risolvere il problema del gomito del tennista.

Innanzitutto è bene precisare che i quadri di dolore da “epicondilite” tendono ad essere molto resistenti nel tempo e non passano da soli.

Non aspettiamoci quindi di risolvere il problema continuando a fare le stesse attività di sempre, che spesso sono quelle che l’hanno causato.

Ma più che l’attività in sé, è importante aver ben chiaro che il problema riguarda soprattutto il sovraccarico, quindi cercare di capire come gestire queste attività è la cosa migliore.

Non funziona nemmeno mettersi a riposo completo, poiché questo indebolisce il tendine e nel momento in cui ci si rimette a fare queste attività, come quelle lavorative, nella maggior parte dei casi si andrà incontro ad una recidiva, proprio perché il tendine ha perso la sua capacità di gestire quei determinati carichi, con quella frequenza.

Cercando di schematizzare un po’ ciò che è necessario fare, dobbiamo parlare di:

  • Educazione: proprio per questo è importante affidarsi ad un professionista competente, come lo può essere un fisioterapista, che vi insegnerà le strategie migliori per la gestione del carico e delle attività quotidiane;
  • Riduzione del dolore: questa fase viene sfruttata per iniziare a fare qualche esercizio ed aumentare la funzionalità dell’arto. Posso essere utilizzate varie strategie come:
    • elettromedicali, che però non presentano solitamente grande efficiacia e non dovrebbero mai essere utilizzati come trattamento esclusivo;
    • terapia manuale, che può essere utile per aiutare a raggiungere una migliore funzionalità ed iniziare a compiere dei movimenti con un dolore ridotto;
    • infiltrazioni, riducono il dolore a breve termine ma non hanno grossi effetti sul lungo termine, sennonché possono indebolire il tessuto tendineo;
    • tutore, può essere una strategia per diminuire il dolore ed introdurre la persona all’esercizio e a compiere i movimenti con più facilità. Anche in questo caso, non dovrebbe essere utilizzato come trattamento esclusivo.
  • Esercizio progressivo: è sicuramente l’arma principale a disposizione del fisioterapista per migliorare la condizione del paziente. Proprio come detto precedentemente, un tendine reattivo, che ha subito un carico troppo elevato, dovrebbe essere riallenato progressivamente per poter tornare a gestire un buon carico.
    Proprio per questo si cercherà di partire da esercizi più semplici e leggeri per cominciare a stimolare il tendine per raggiungere pian piano intensità e pesi sempre maggiori, in ottica di migliorare la risposta del tendine. Anche in questo caso sarà fondamentale rivolgersi ad un fisioterapista che abbia la competenza e l’esperienza di gestire ciò.

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