Analisi dell’esperienza dolore

Cos’è l’esperienza dolore?

Dott. Gianfranco Sindaco

Sappiamo che non esiste nessuna attività cerebrale che, con assoluta certezza, ci dica che un’individuo abbia dolore, confermando il primato dell’esperienza cosciente sui correlati anatomici.
Non a caso nella definizione IASP viene introdotto il termine esperienza. Collocando il dolore nel mondo dell’esperienza corporea, nell’esperienza del corpo che “sono” e non solo nel corpo che “ho”, la definizione ci porta alla dimensione soggettiva del dolore, “il dolore è quello che il paziente sente qualsiasi cosa senta …” (da Ronald Melzack 1975).

Terremo un doppio binario tra l’esperienza diretta e vissuta (in prima persona) del dolore, così come la definizione IASP recita, e la possibiltà che le neuroscienze ci offrono di una descrizione indiretta (in terza persona) e di una “semplificazione” del fenomeno, scomponendolo nelle sue parti costitutive.

 

I caratteri dell’esperienza dolore, da definizione IASP, sono l’immediata spiacevolezza, la sensorialità, o sarebbe meglio dire la multisensorialità (l’esperienza dei nostri sensi), e l’emozionalità (l’esperienza delle nostre emozioni).

Gli studi di neuro immagini localizzano la spiacevolezza nell’area cingolata anteriore e nella corteccia dell’insula (Rainville et al., 1997, Segerdahl et al., 2015), ma senza un’evidenza convincente.

Interpretazioni più recenti collacano la spiacevolezza come una parte del repertorio emozionale che è sfruttata da questa particolare esperienza qualitativa (il dolore) e questo implica un’importante ruolo di tutto il sistema limbico emozionale: corteccia prefrontale, amigdala, ippocampo, striato ventrale (Segerdahl et al., 2015).

La sensibilità dolore è un fenomeno correlato al nostro sistema sensitivo ed in questo senso si può confondere con la nocicezione, ma l’esperienza sensibile del dolore è la nostra esperienza (cosciente) degli aspetti discriminativi e qualitativi del dolore.

E’ sicuramente correlata alle cortecce sensitive primarie (S1, S2, insula), ma inquadrate nella lente di un’attivazione corticale più estesa e globale in quanto esperienza cosciente; es dolore bruciante, a scossa elettrica, attanagliante, pulsante, esteso, localizzato, superficiale, profondo, etc..

L’emozione dolore è un fenomeno biologico innato, basato su una risposta motoria corporea (involontaria e volontaria), neuroimmunoendocrina ed autonomica ad un stimolo sensoriale, utile perchè funzionale alla sopravvivenza della specie. E’ mediato dai sistemi subcorticali e limbici subcoscienti ed automatici (ne siamo coscienti dopo…) come amigdala, ipotalamo, nucleo accumbens, sostanza grigia periacqueduttale e corteccia orbitofrontale-ventrale.

esperienza-dolore

E’ quello che gli altri vedono del nostro dolore (es: urlo, pianto, reazione di retrazione, posture del dolore, modificazione dei parametri vitali).

Nella moderne neuroscienze l’emozione è stata distinta dal sentimento (feeling) che è un’esperienza soggettiva ed intima.
Il sentimento dolore è la rappresentazione mentale del dolore, è l’esperienza in prima persona nel suo insieme, che può essere espressa e richiamata volontariamente mediante il linguaggio. E’ lo stato di sofferenza (mentale) del dolore.

Il sentimento dolore, come tutte le percezioni coscienti, deve tenere conto delle nuove evidenze in termini di studio della coscienza e della sua emergenza dal bilancio tra integrazione e segregazione dell’informazione, attraverso network corticali ricorrenti, anche di lunga distanza (Dehaene and Changeux, 2011).

Durante ogni tipo di percezione, l’uomo può avere a disposizione “solo” le informazioni sensitive e le precedenti esperienze. Molto spesso le informazioni sensitive che abbiamo a disposizione sono ambigue e incomplete o con molto rumore di fondo (l’esperienza è sempre multimodale).

La percezione utilizza questi dati incompleti per costruire “ a posteriori” una conoscenza coerente del mondo.
L’esperienza del dolore non è differente.
E’ per questo che, integrando migliaia di informazioni diverse (e non solo l’informazione nocicettiva), il dolore è considerata un’inferenza percettiva (Moseley and Butler, 2013), una costruzione soggettiva e personale che ridà significato ad informazioni sensitive, rendendole coerenti con la propria storia personale, riflettendo la migliore stima di ciò che sarà una possibile risposta vantaggiosa.

Tutte queste dimensioni del dolore sono sperimentate in maniera unica e sincrona, ed in modo diverso da ogni individuo; il dolore è un fenomeno complesso, un’esperienza multisensoriale e multidimensionale che solo ingenuamente viene considerato come un’unica entità.

La necessità di definire il dolore è la nostra necessità pratica di avere una rappresentazione condivisa ed oggettiva del fenomeno dolore; ma, come si è visto, la stessa definizione oggettiva in realtà, definendolo un’esperienza, innesca un circolo vizioso tra soggettivo ed oggettivo che rende problematico il suo utilizzo operativo: la stessa definizione “oggettiva”, in un certo senso, nega la possibilità di una definizione “oggettiva”!

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