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Prevenire la cronicizzazione del dolore: che cosa ci può rivelare lo studio del DNA?

cronicizzazione del dolore

Prevenire la cronicizzazione del dolore: utopia o realtà?

Lo studio del DNA e delle modifiche genetiche associate al dolore sta aprendo nuove strade nel prevenire la cronicizzazione del dolore. 

In particolare, la genetica può rivelare informazioni fondamentali su come ciascun individuo è predisposto a sviluppare dolore cronico, in base alle variazioni genetiche e ai meccanismi di regolazione genetica che influenzano la percezione e la sensibilizzazione al dolore.

La IASP®, International Association for the Study of Pain, definisce il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata, o simile a quella associata, a un danno tissutale reale o potenziale”, definizione ampliata nel 2020 con una serie di note integrative utili a fornire una migliore comprensione del fenomeno.

Semplificando questa definizione possiamo dire che il dolore è un’esperienza complessa, che coinvolge diversi processi all’interno del corpo ed è un meccanismo biologico evoluto, progettato per far sapere al nostro cervello quando una certa parte del nostro corpo si ritiene possa essere danneggiata.

Nel mondo circa 1,5 miliardi di persone soffrono di dolore cronico e solo in Europa si stima che circa il 20% della popolazione adulta ne soffra. Questi numeri purtroppo sono in costante aumento.

APPROFONDIMENTO: DOLORE CRONICO DEFINIZIONE

Il dolore cronico è definito come un dolore che persiste nel tempo o si ripresenta per un periodo superiore a 3-6 mesi, spesso ben oltre la guarigione della causa iniziale che lo ha scatenato.

A differenza del dolore acuto, che è una risposta immediata e temporanea a un danno o ad un processo infiammatorio, il dolore cronico persiste nel tempo e può diventare una condizione debilitante indipendente dalla causa iniziale.

Caratteristiche del dolore cronico:

  1. Durata prolungata: persiste oltre il normale periodo di guarigione, tipicamente oltre i 3 mesi.
  2. Assenza di causa apparente: a volte il dolore continua anche quando non esiste più una lesione o un’infiammazione sottostante.
  3. Alterazioni neurobiologiche: coinvolge cambiamenti nella sensibilità del sistema nervoso centrale e periferico (fenomeno noto come sensibilizzazione centrale), che possono portare a una condizione di ipersensibilizzazione, rendendo il corpo più reattivo agli stimoli dolorosi.
  4. Componente psico-emotiva: il dolore cronico spesso si associa a stress, ansia, depressione e isolamento sociale, poiché influisce sulla qualità della vita e sulle capacità funzionali quotidiane.
  5. Difficile gestione: trattarlo può essere complesso, poiché risponde meno ai trattamenti convenzionali rispetto al dolore acuto.

Tipologie di dolore cronico come ad esempio:

  • Dolore neuropatico: causato da danni o disfunzioni nel sistema nervoso, come nella neuropatia diabetica o nella sciatica.
  • Dolore nocicettivo: derivato da danni tissutali o infiammazioni persistenti, come nell’artrite.
  • Dolore misto: una combinazione di dolore neuropatico e nocicettivo, come nella lombalgia cronica.

In generale, il dolore cronico viene considerato una condizione patologica a sé stante e richiede un approccio interdisciplinare per la sua gestione, che include trattamenti farmacologici, procedure chirurgiche mini invasive, supporto fisioterapico e psicologico.

Le persone che quotidianamente combattono contro il dolore cronico iniziano a soffrire anche in altri ambiti della vita: la sfera lavorativa, la salute mentale e fisica, il contorno sociale, vengono fortemente influenzati da questa condizione. 

Queste persone devono inoltre sostenere ingenti costi economici e vedono peggiorare le proprie relazioni interpersonali, percependo così una netta diminuzione della propria qualità di vita.

Gli approcci terapeutici più comuni per la cura del dolore cronico prevedono l’impiego di farmaci come ansiolitici, antidepressivi, corticosteroidi, antinfiammatori non steroidei e oppioidi, ma queste soluzioni terapeutiche spesso si rivelano essere non efficaci nell’affrontare il problema.

Inoltre la somministrazione di oppioidi porta, come possibile spiacevole conseguenza, l’aumento significativo di abuso e dipendenza da parte del paziente. 

E’ anche riconosciuto, paradossalmente, che la somministrazione prolungata di oppioidi nel trattamento del dolore può provocare sensibilizzazione e diminuire la soglia nocicettiva del paziente alla stimolazione successiva.

Ecco perché è importante approcciare al dolore cronico attraverso il modello biopsicosociale, che interpreta il dolore come un’interazione dinamica tra fattori biologici, sociali e psicologici unici per ogni individuo.

Il modello biopsicosociale per la cura del dolore cronico offre un approccio completo e integrato che considera l’individuo nella sua totalità, affrontando non solo il sintomo fisico del dolore, ma anche i fattori psicologici e sociali che lo influenzano.

Questo modello ha dimostrato di essere più efficace rispetto a interventi esclusivamente biomedici, specialmente nella gestione di condizioni complesse come il dolore cronico.

Recenti lavori scientifici dimostrano in modo incontrovertibile come il background genetico di ciascuna persona rivesta, in concomitanza con i fattori ambientali, un ruolo primario nella percezione del dolore e nella gestione dello stesso.

Si può affermare che le differenze personali nella sequenza del DNA e nel modo in cui i geni vengono espressi (epigenetica) rappresentino addirittura il 70% delle differenze individuali nella sensibilità al dolore e nella predisposizione alle condizioni di dolore cronico, oltre a determinare la risposta alla terapia del dolore.

L’epigenetica sta emergendo come un campo di ricerca promettente nella prevenzione e cura del dolore cronico. Questo ambito studia come fattori esterni e ambientali (agenti fisici e chimici, dieta, attività fisica) influenzano l’espressione dei geni senza modificare la sequenza del DNA stesso. 

Le modifiche epigenetiche regolano l’attivazione o la disattivazione dei geni e possono essere reversibili, il che rende l’epigenetica un potenziale bersaglio per terapie innovative contro il dolore cronico.

APPROFONDIMENTO EPIGENETICA

Ruolo dell’epigenetica nel dolore cronico

  1. Modifiche epigenetiche e dolore: Il dolore cronico spesso si sviluppa in seguito ad una complessa interazione tra genetica e fattori ambientali, come traumi, infezioni o lesioni. Le modifiche epigenetiche (come la metilazione del DNA, modifiche degli istoni e regolazione dei microRNA) possono influenzare i geni coinvolti nella percezione del dolore, nella risposta infiammatoria e nella sensibilizzazione del sistema nervoso. Questi cambiamenti possono portare a un’alterata risposta al dolore, amplificandolo e perpetuandolo.
  2. Infiammazione e epigenetica: Il dolore cronico è spesso associato a uno stato infiammatorio persistente. Alcuni geni che regolano l’infiammazione, come quelli per le citochine pro-infiammatorie, possono essere regolati epigeneticamente. Modifiche epigenetiche che portano a un’eccessiva attivazione di questi geni possono contribuire al mantenimento di uno stato infiammatorio cronico, rendendo il dolore più persistente. Interventi che modulano queste modifiche epigenetiche potrebbero aiutare a ridurre l’infiammazione e quindi il dolore.
  3. Memoria del dolore: Le modifiche epigenetiche possono contribuire alla “memoria” del dolore, un processo in cui il sistema nervoso centrale, in particolare il midollo spinale e il cervello, diventa ipersensibile al dolore a causa di esperienze precedenti. Questo fenomeno, noto come sensibilizzazione centrale, rende i pazienti più suscettibili al dolore cronico anche in assenza di una causa evidente. L’epigenetica può essere responsabile del mantenimento di questa sensibilizzazione anche quando lo stimolo iniziale è scomparso.

Prevenzione del dolore cronico attraverso l’epigenetica

  1. Stili di vita e fattori ambientali: Poiché le modifiche epigenetiche sono influenzate dall’ambiente, interventi sullo stile di vita come una dieta equilibrata, l’esercizio fisico regolare e una gestione efficace dello stress possono modulare l’epigenoma e ridurre il rischio di sviluppare dolore cronico. Ad esempio, uno stile di vita sano può ridurre l’infiammazione sistemica, migliorare la resilienza allo stress e diminuire la probabilità di sviluppare sensibilizzazione centrale.
  2. Interventi precoci: Il trattamento precoce del dolore acuto può prevenire cambiamenti epigenetici che portano alla cronicizzazione. Gli antidolorifici tempestivi, la fisioterapia e la gestione del dolore psicologico possono ridurre la probabilità che il dolore si “imprima” a livello epigenetico, prevenendo l’instaurarsi di meccanismi di amplificazione del dolore nel sistema nervoso centrale.

Epigenetica e cura del dolore cronico

  1. Terapie epigenetiche: Gli interventi mirati a modificare l’espressione genica attraverso l’epigenetica sono una frontiera emergente. Inibitori delle modifiche epigenetiche, come gli inibitori delle deacetilasi degli istoni (HDAC), stanno dimostrando una potenziale riduzione del dolore neuropatico e cronico in modelli preclinici. Questi farmaci mirano a “riattivare” o “spegnere” specifici geni coinvolti nel mantenimento del dolore, permettendo un controllo più diretto del problema.
  2. Modulazione dell’epigenoma tramite nutraceutici: Alcuni alimenti e composti naturali possono influenzare l’epigenoma e avere effetti benefici nella gestione del dolore cronico. Ad esempio, composti presenti nella frutta, verdura e spezie, come la curcumina (derivata dalla curcuma), hanno mostrato capacità di poter modulare le vie epigenetiche, riducendo l’infiammazione e il dolore associato.
  3. Terapie di precisione: Comprendere il profilo epigenetico individuale potrebbe permettere di personalizzare le terapie per il dolore cronico. Attraverso test specifici potrebbe essere possibile identificare le modifiche epigenetiche responsabili della cronicizzazione del dolore in un singolo paziente e quindi sviluppare trattamenti su misura che mirino direttamente a queste alterazioni.

Conclusione

L’epigenetica rappresenta una nuova frontiera nella comprensione e nella gestione del dolore cronico. Sebbene molti degli studi attuali siano ancora in fase preclinica, l’idea di intervenire sulle modifiche epigenetiche per prevenire o curare il dolore cronico apre nuove possibilità per terapie più efficaci e personalizzate. In futuro, combinando la conoscenza genetica con quella epigenetica, sarà possibile prevenire la cronicizzazione del dolore e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Cosa ci rivela lo studio del DNA nella cronicizzazione del dolore?

Implicazioni pratiche dello studio del DNA per la prevenzione della cronicizzazione del dolore:

Variazioni genetiche individuali

Esistono variazioni nel DNA chiamate polimorfismi a singolo nucleotide (SNPs), che possono influenzare la suscettibilità di una persona a sviluppare dolore cronico. Ad esempio, varianti nei geni che regolano i recettori del dolore, come il gene SCN9A, che codifica per un canale sodico essenziale nel segnalare il dolore, possono determinare una maggiore o minore sensibilità al dolore.

Varianti genetiche nei geni responsabili della produzione di neurotrasmettitori, come la serotonina e le endorfine, possono influenzare la capacità del corpo di gestire il dolore o di rispondere a farmaci analgesici.

Genetica e risposta ai farmaci

Lo studio del DNA può anche aiutare a prevedere la risposta individuale ai trattamenti antidolorifici. Alcune persone metabolizzano farmaci come gli oppioidi o gli antinfiammatori in modo diverso a causa di variazioni genetiche nei geni coinvolti nel metabolismo dei farmaci, come quelli del citocromo CYP2D6.

Conoscere le varianti genetiche di un paziente può guidare i medici verso un trattamento personalizzato del dolore, utilizzando farmaci più efficaci e con minori effetti collaterali per ciascun individuo.

Regolazione genetica del dolore

Alcuni geni che influenzano il sistema nervoso centrale sono coinvolti nella modulazione del dolore. Alterazioni nella regolazione dell’espressione di questi geni possono predisporre una persona a uno stato di sensibilizzazione centrale, una condizione in cui il sistema nervoso diventa ipersensibile e reagisce in modo esagerato a stimoli dolorosi.

Lo studio del DNA può rivelare quali geni sono regolati in modo anomalo nelle persone che soffrono di dolore cronico, fornendo nuovi obiettivi per lo sviluppo di terapie mirate a ridurre o prevenire la cronicizzazione.

Predisposizione ereditaria al dolore cronico

Alcune condizioni di dolore cronico, come la fibromialgia o alcune forme di dolore neuropatico, possono essere influenzate da fattori ereditari.

Identificare i geni coinvolti nella trasmissione ereditaria del dolore cronico può aiutare a comprendere meglio perché alcune famiglie o gruppi di individui sono più inclini a sviluppare dolore cronico.

La genetica può anche aiutare a identificare precocemente le persone a rischio di sviluppare dolore cronico dopo un trauma o una malattia, permettendo l’adozione di misure preventive mirate.

Medicina personalizzata
La genetica sta portando alla nascita della medicina di precisione, in cui i trattamenti vengono adattati alle caratteristiche genetiche di ciascun paziente.

Questo approccio potrebbe prevenire la cronicizzazione del dolore intervenendo prima che i meccanismi di sensibilizzazione nervosa diventino permanenti.

Prevenzione mirata
Conoscendo le predisposizioni genetiche di un paziente, i medici potrebbero adottare strategie preventive più efficaci per evitare la cronicizzazione del dolore.

Ad esempio, in pazienti con varianti genetiche che aumentano la sensibilità al dolore o alla sensibilizzazione centrale, potrebbe essere utile intervenire con trattamenti precoci per gestire il dolore acuto in modo aggressivo e ridurre il rischio di cronicizzazione.

Terapie innovative
La ricerca genetica e epigenetica potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti che mirano direttamente ai meccanismi molecolari alla base del dolore cronico. 

Ad esempio, farmaci che modulano l’espressione dei geni coinvolti nella trasmissione del dolore o che agiscono sui processi epigenetici potrebbero diventare parte integrante delle terapie future.

Prevenire il dolore cronico: utopia o realtà?

La prevenzione della cronicizzazione del dolore non è un’utopia, ma è una sfida che richiede un approccio interdisciplinare e integrato. Gli interventi precoci, come l’identificazione tempestiva dei fattori di rischio, la gestione adeguata del dolore acuto e un supporto psicologico mirato, possono prevenire o ridurre il rischio che il dolore si cronicizzi. 

Tuttavia, non sempre è possibile evitare la cronicizzazione, soprattutto in condizioni di dolore neuropatico o malattie degenerative.

Le tecniche come la neuromodulazione, la terapia farmacologica mirata, la fisioterapia e l’utilizzo di terapie cognitivo-comportamentali, stanno migliorando notevolmente la capacità di intervenire prima che il dolore diventi cronico. 

La personalizzazione del trattamento è cruciale, poiché ogni paziente reagisce diversamente al dolore e alle terapie.

Il ruolo della qualità di vita?

La qualità della vita si trova al centro dell’equilibrio tra benessere e malattia. La medicina del dolore si concentra non solo sulla riduzione dei sintomi dolorosi, ma anche sul miglioramento complessivo del benessere del paziente. 

Questo significa considerare aspetti emotivi, relazionali e funzionali della vita quotidiana. Il dolore cronico impatta infatti non solo sulla capacità di svolgere attività fisiche, ma anche sulla sfera emotiva, causando ansia, depressione e isolamento sociale.

Il ruolo della medicina del dolore?

La medicina del dolore ha come obiettivo la gestione globale del dolore, intervenendo su più livelli. 

Oltre ai trattamenti farmacologici, si ricorre anche a trattamenti invasivi (blocchi nervosi, impianti di stimolatori) o non invasivi, come l’agopuntura, la fisioterapia e le tecniche di rilassamento. Importante è l’approccio interdisciplinare, che coinvolge medici, fisioterapisti, psicologi e altre figure professionali per affrontare il dolore sotto ogni aspetto.

La prevenzione della cronicizzazione del dolore può essere considerata una realtà accessibile, ma solo con un approccio olistico, integrato e personalizzato. 

È essenziale intervenire precocemente e promuovere trattamenti che migliorino non solo il dolore fisico, ma anche la qualità della vita complessiva del paziente.

Corso di formazione rivolto a tutti i professionisti sanitari che trattano con pazienti con dolore

Prevenire la cronicizzazione del dolore: utopia o realtà?
La qualità di vita come equilibrio tra benessere e malattia

Domenica 10 Novembre 2024 presso l’hotel Sporting di Rimini
in occasione della XII edizione del corso di aggiornamenti in Medicina del Dolore “PAIN MEDICINE: THE CHALLENGE” si parlerà di come prevenire il dolore cronico.
Che cosa ci può insegnare lo studio del DNA per prevenire la cronicizzazione del dolore?

Moderatori:
Dott. Gilberto Pari
Algologo, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina del Dolore presso la Casa di Cura Privata Santa Maria Maddalena, Occhiobello (RO).

Presidente dell’associazione riconosciuta per la ricerca scientifica Advanced Algology Research.


Dott.ssa Giuseppina Fabio
Vicepresidente Aisf Odv (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica)

Relatori:

Prof. Enzo Molina
Professore associato di Farmacologia in pensione presso l’Università degli Studi di Parma
Dott. Guido Orlandini
Algologo, Libero professionista presso la Casa di Cura Villa Ravenna, Chiavari (GE)
Dott.ssa Enrica Biordi
Psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Poliambulatorio Medicina del Dolore, Rimini

PROGRAMMA

09.00-09.30 – Dott. Gilberto Pari
Introduzione

09.30-10.15 – Prof. Enzo Molina
Epigenetica: il modello della prevenzione e della cura

10.45-11.30 – Dott. Guido Orlandini
Dalla fisiologia alla fisiopatologia della cronicizzazione del dolore 

11.30-12.15 – Dott.ssa Enrica Biordi
Psicologia e cronicizzazione: l’individuazione precoce dei fattori di rischio e dei segnali premonitori nell’evoluzione del dolore 

12.15-13.00
Dibattito

Razionale: Le problematiche relative al dolore cronico, al suo riconoscimento e al suo trattamento sono ormai argomenti estremamente condivisi, accettati e oggetto di congressi e ipotesi terapeutiche più o meno razionali.

Nei centri di medicina del dolore arrivano sempre più pazienti con esuberante documentazione clinica e spesso iniziano la visita con “dottore lei è l’ultima speranza”: sono anni che soffro di dolore cronico ed ho provato di tutto!

Sappiamo da sempre come la medicina preventiva o la diagnosi precoce siano le migliori armi per qualsiasi patologia.

Scopo di questa sessione è proprio quello di dare lo spunto per un nuovo impulso alla medicina del dolore attraverso la conoscenza dei meccanismi biologici e fisiopatologici che portano alla malattia dolore ed alla sua cronicizzazione portando l’algologo in primo piano nella diagnosi e prognosi del dolore.

Ogni paziente dovrebbe avere il “suo algologo” di riferimento come “il suo oculista” – “il suo ginecologo”.

Programma e locandina del corso – 10 Novembre 2024 a Rimini – Hotel Sporting

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Patrizia
4 Ottobre 2026
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Super gentili.....
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Pierpaolo
21 Settembre 2026
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Anche in condizioni di sofferenza abbiamo avuto modo di apprezzare grandi capacità professionali unite a doti umane non scontate . Un grazie sincero al prof Merlini.
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Gabriella Lo Sterzo
3 Settembre 2026
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Dottore estremamente professionale, cortese e disponibile
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Anna Maria Biffi
20 Agosto 2026
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La gentilezza e competenza sono il vostro punto FORTE!!!!
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gianni tomasi
11 Agosto 2026
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Molto bravi, ed esperti
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Miriam
6 Agosto 2026
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Professional gentili competenti sanno quello che fanno
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Matteo Mazzi
12 Luglio 2026
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Esprimo la più profonda gratitudine al Dott. Merlini Alberto, un professionista attento e di grandissima competenza. Mi sono rivolto a lui per un ernia L4 L5 che mi causava forti dolori alla schiena e alla gamba. Ha trattato il mio problema con delle infiltrazioni ecoguidate, eseguite con la massima cura e professionalità. Ho apprezzato molto la sua chiarezza nelle spiegazioni e la capacità del Dottore e dell' infermiera si mettermi a mio agio. Lo consiglio vivamente.
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roberta B
5 Luglio 2026
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Buongiorno, ho portato mio padre dal dott. Merlini. Ottimo professinista, premuroso e umano. Grazie.