Centro Cefalee Medicina del Dolore

All’interno del Centro Cefalee di Medicina del Dolore si curano le manifestazioni dolorose che interessano la zona cranio-facciale e cervicale.

Che cos’è un Centro Cefalee?

Il Centro Cefalee è una struttura specialistica che si occupa di cefalee, con la possibilità di fare ricerca, di eseguire esami specifici e complessi, con capacità diagnostiche elevate che consentano d’impostare una diagnosi corretta prima di iniziare una terapia.

Equipe interdisciplinare

  • Dott. Gilberto Pari – Algologo, Coordinatore Equipe
  • Dott. Simone Vigneri – Neurologo/Neurofisiologo, Responsabile del Servizio
  • Dott.ssa Chiara Sciacca – Algologo, Collaboratore del Servizio
  • Dott. Artur Laca – Fisioterapista
  • Dott.ssa Elena Lo Sterzo – Psicoterapeuta
  • Dott.ssa Valentina Paci – Algologo
  • Dott. Alessandro Agostini – Fisioterapista
  • Dott.ssa Laura Ravaioli – Psicologa
cefalee

Info e prenotazioni

Che cos'è la Cefalea?

Con il termine “cefalea” si intende qualsiasi manifestazione dolorosa che interessi la zona cranio-facciale e cervicale.

Le cefalee vengono differenziate in:

  • Cefalee primarie: indipendenti da una patologia sottostante. La cefalea stessa è la malattia.
  • Cefalee secondarie: conseguenti ad una condizione o una patologia sottostante temporalmente correlata all’insorgenza del dolore, la cui rimozione provoca la scomparsa o almeno una riduzione dei sintomi.
  • Nevralgie craniche e dolori facciali tra cui la nevralgia del trigemino è certamente la più nota.

Nella diagnosi differenziale con una cefalea secondaria sono di grande aiuto la presenza di sintomi sistemici (ad esempio la febbre), fattori di rischio per patologie cerebrovascolari o neoplastiche, segni neurologici alla visita, un esordio improvviso o dopo i 50 anni, un cambiamento nelle caratteristiche del mal di testa.

In virtù della forte eterogeneità e dell’elevato numero di cefalee classificate, il corretto percorso diagnostico-terapeutico inizia dalla valutazione clinica ambulatoriale ma si avvale della collaborazione di differenti specialisti (e.g., neurologi, algologi, fisioterapisti, psicologi) e dell’utilizzo di tecniche di neurofisiologia e neuroimmagini.

In tal modo all’interno del Centro Cefalee il paziente potrà essere valutato dal punto di vista clinico nella sua globalità, permettendo una migliore diagnosi e la scelta del più efficace percorso terapeutico secondo uno schema interdisciplinare.

Le strategie terapeutiche sono infatti molteplici e sono costituite da terapie farmacologiche di profilassi e dei singoli episodi dolorosi, tecniche di neuromodulazione, riabilitazione fisioterapica e psicoterapia fino ad arrivare alle più moderne terapie con tossina botulinica e con anticorpo monoclonale autoiniettabile.

Dott. Simone Vigneri

Neurologo Medicina del Dolore

Dove Siamo

All'interno della UO di Medicina e Terapia del Dolore dell'Ospedale Privato Accreditato Santa Maria Maddalena

Centro Cefalee

Centro per la Diagnosi e trattamento delle cefalee e sindromi algiche del distretto cranio-facciale"
Dove Siamo

I vantaggi della gestione del paziente
all’interno di un Centro Cefalee sono:

  • Gestione interdisciplinare della patologia con confronto tra diversi specialistici sui singoli casi clinici.
  • La presenza di una segreteria centralizzata con numero dedicato a cui i pazienti fanno riferimento con possibilità di contattare quotidianamente il medico, in caso di necessità.
  • Un programma con database interno per la  condivisione delle informazioni cliniche facilmente accessibili ai membri del team.
  • La possibilità di accedere a programmi terapeutici sia ambulatoriali sia in regime di degenza presso un reparto di Medicina del Dolore.
  • Protocolli terapeutici standardizzati in accordo con validazione scientifica aggiornata.

Con il termine “emicrania” si intende una cefalea caratterizzata da dolore pulsante di intensità moderata o severa, spesso ma non sempre localizzata ad un solo lato del capo e che peggiora con l’attività fisica quotidiana. E’ più frequente nelle donne e nei Paesi industrializzati, fatto che sembra sostenere il ruolo dello stile di vita nella genesi del disturbo. L’età di esordio è tipicamente di 20-40 anni, con una riduzione di intensità e frequenza degli attacchi dopo la menopausa. Ne esistono due forme fondamentali:

  • con aura: il dolore è preceduto da fenomeni visivi temporanei quali, ad esempio, flash
    e lampi luminosi di durata compresa tra 5 e 60 minuti.
  • senza aura.

Tra i sintomi più frequentemente associati il paziente riporta fotofobia (ipersensibilità alla luce), fonofobia (ipersensibilità al rumore), osmofobia (ipersensibilità agli odori), nausea e vomito, stato di confusione o vertigini. La durata di ogni attacco è compreso tra 4-72 ore nell’età adulta. La presenza di almeno cinque attacchi con caratteristiche tipiche permette di far diagnosi.

La causa dell’emicrania non è del tutto nota ma si pensa che il disturbo sia dovuto ad una alterata attivazione dei neuroni cerebrali a cui seguirebbero variazioni di flusso ematico e rilascio di sostanze infiammatorie che scatenerebbero gli episodi dolorosi. Nelle forme con aura gli stessi meccanismi provocherebbero disturbi unilaterali transitori della vista (visione oscurata o flash luminosi che si estendono progressivamente nel campo visivo), della sensibilità (formicolio e addormentamento a una parte di un arto) o nel parlare (difficoltà nel formulare una frase). Tali sintomi possono presentarsi isolatamente o in associazione. 

La persistenza di questi sintomi o la presenza di deficit motori comparsi insieme alla cefalea possono orientare verso una diagnosi differente e richiedere una visita neurologica urgente. L’emicrania non presenta una prognosi sfavorevole né riduce l’aspettativa di vita del paziente, tuttavia può diventare invalidante e peggiorare la qualità di vita di chi ne soffre, rappresentando quindi un costo sociale notevole in termini di numero di giorni di lavoro/scuola persi e di accessi presso strutture ospedaliere. Uno dei rischi maggiori infatti è la possibilità che l’emicrania vada incontro a “cronicizzazione”, ovvero progredisca verso forme di cefalea poco o per nulla responsive ai trattamenti convenzionali. La cronicizzazione può essere favorita da scelte terapeutiche errate (ad esempio un abuso di farmaci antiinfiammatori) o ritardate, a conferma della necessità di una diagnosi tempestiva. L’emicrania viene considerata cronica quando oltre a rispettare i criteri tipici delle forme episodiche ha una durata di almeno 15 giorni al mese per almeno 3 mesi.

Per quanto riguarda la terapia é possibile curare l’attacco di emicrania con farmaci specifici per il singolo attacco ma esiste anche una terapia di prevenzione da assumere quotidianamente per periodi prolungati e che andrebbe associata alla rimozione di fattori scatenanti o di rischio (ad esempio fattori stressanti). La terapia di prevenzione o profilassi viene usualmente prescritta in presenza di almeno 3 episodi di emicrania al mese o in caso di crisi particolarmente invalidanti.

La cefalea di tipo tensivo, chiamata anche cefalea muscolo-tensiva o cefalea da stress si manifesta come una sensazione dolorosa di compressione nella regione frontale, al capo e alla nuca, in molti casi bilaterale e di intensità lieve-moderata, spesso associata ad un aumento del tono muscolare cervicale.

L’attacco può durare pochi minuti o persistere per giorni. In base alla frequenza degli attacchi si distinguono forme episodiche (sporadiche o frequenti) e forme croniche.

Nelle forme tensive, l’attacco acuto può trovare giovamento dall’utilizzo di farmaci antiinfiammatori, mentre nei casi di cefalea frequente o cronica sono indicati farmaci antidepressivi e terapie non farmacologiche, come tecniche di rilassamento/bio-feedback e neuromodulatorie.

La cefalea a grappolo (detta anche “da suicidio”) consiste in attacchi di dolore molto intenso, unilaterale, localizzato attorno all’occhio e/o in corrispondenza della tempia. L’attacco ha una durata variabile da 15 minuti fino a circa tre ore ed è accompagnato da almeno uno dei seguenti segni omolaterali al lato del dolore: rossore dell’occhio, lacrimazione, secrezione nasale, abbassamento e gonfiore della palpebra, restringimento della pupilla. 

A meno di una cronicizzazione, le crisi dolorose si presentano raggruppate in più attacchi distribuiti in diversi giorni e intervallate da lunghi periodi di benessere. E’ una cefalea che interessa prevalentemente il genere maschile in giovane età il dolore è talmente severo da causare una forte agitazione con necessità di muoversi continuamente. 

Anche in questo caso per la diagnosi è necessaria la presenza di almeno cinque attacchi con caratteristiche tipiche. Il fatto che gli episodi di cefalea a grappolo si presentino con regolarità circadiana e stagionale sembrerebbe trovare conferma nel ruolo biologico dell’ipotalamo (implicato nell’equilibrio cicli sonno-veglia, termoregolazione, appetito). 

La terapia può essere finalizzata a trattare gli attacchi oppure a prevenirli: in entrambi i casi si utilizzano farmaci specifici diversi dai comuni antiinfiammatori. Nelle forme croniche intrattabili si utilizza con buoni risultati l’impianto neurochirurgico di uno stimolatore profondo che agisce a livello dell’ipotalamo posteriore.

Un dolore nevralgico descrive una sintomatologia caratterizzata da episodi ripetuti di dolore acuto, improvviso e breve che si manifesta sul territorio di innervazione di un nervo specifico. La nevralgia del trigemino è caratterizzata da dolore folgorante, a scossa elettrica o a pugnalata, di breve durata (secondi o pochi minuti), localizzato nelle zone di distribuzione del nervo trigemino e può quindi interessare la zona periorbitaria e la fronte, il naso, le labbra, la mascella e mandibola. 

Gli attacchi sono di norma periodici e con esplosioni dolorose di intensità crescente (parossismi) e possono essere scatenati da sfioramenti di porzioni del viso e dalle comuni attività quotidiane come parlare, masticare, radersi, o dall’esposizione al vento e al freddo. Tipicamente lo sfioramento delle aree coinvolte (“zone trigger”) evoca il dolore. Di fondamentale importanza è la diagnosi differenziale con forme secondarie di nevralgia trigeminale che potrebbero nascondere patologie più gravi come tumori cerebrali o malformazioni vascolari. 

La terapia consiste nell’utilizzo di farmaci antiepilettici come la carbamazepina. Nel caso di insuccesso della terapia farmacologica, si può ricorrere a procedure maggiormente invasive come la termorizotomia trigeminale o la decompressione microvascolare.

Si tratta di una malattia caratterizzata da dolore in corrispondenza del territorio dei nervi grande e piccolo occipitale e cioè nella regione nucale fino ad estendersi inferiormente al collo, superiormente alla sommità del capo e lateralmente fino alle orecchie. 

Il dolore che si avverte è di tipo trafittivo, parossistico, parte dalla nuca e si irradia nelle regioni occipitale ed auricolare, fino ad essere avvertito al sopracciglio e dietro l’occhio. 

È presente dolorabilità alla pressione del nervo in corrispondenza della sua emergenza cranica. Questa forma di cefalea risponde in maniera scarsa alla terapia farmacologica e si avvale quindi di metodiche interventistiche come la terapia infiltrativa locale.

Con questa definizione si intende la condizione di dolore diffuso alla faccia e/o al collo senza però corrispondenza con alcuna struttura anatomica presente nella zona. 

Non si conoscono fattori scatenanti, anche se la malattia, che colpisce prevalentemente donne, compare spesso dopo interventi odontoiatrici. Il dolore, che non si accompagna ad alterazioni della sensibilità, è descritto dalla maggior parte delle persone che ne soffrono come profondo, mal localizzato, presente da un solo lato del capo. 

Spesso sono presenti depressione, ansia, vertigini, svenimenti.

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